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Agricoltura post-Covid, serve il cambio di passo

In queste difficilissime settimane l’agricoltura non si è mai fermata. Uomini e donne con il loro lavoro agricolo e nel sistema di trasformazione e distribuzione hanno continuato a garantirci alimenti freschi e di qualità.

È stato un settore strategico, prioritario.

Questo non vuol dire che non sia un settore in crisi perché far ripartire il mercato non sarà facile anche perché non potrà essere lo stesso di prima.

Sono state utili nell’immediato le misure messe in campo dal Ministero e dal lavoro sinergico tra imprese agricole, sindacati, parlamentari. Sappiamo delle difficoltà sul tema reperimento manodopera, dell’esigenza di liquidità e di liberare risorse.

Su questo si sta intervenendo e si continuerà nell’immediato,

Tuttavia continuo a registrare una sottovalutazione nel dibattito e nelle progettualità sulla ripartenza quando qui si giocherà non solo l’esistenza delle tante piccole imprese agricole ma tutto il nostro modello di sviluppo ambientale e di resistenza ai cambiamenti climatici. Giustamente si è sottolineato (vedi intervento di Susanna Cenni 16 aprile) come nella TASK FORCE di esperti che dovrà coadiuvare il Governo non vi sono figure competenti su questo tema.

L’epidemia ha cambiato molte priorità e insieme le nostre abitudini alimentari di consumo e le modalità di lavoro.

Serve allora dare una svolta nelle ridefinizione delle priorità e ridare valore a tutto il sistema e all’Agricoltura e ai suoi lavoratori.

Un valore che non è solo economico ma culturale e sociale.

Partendo dal fatto che dovremo investire di più sulla PRODUZIONE NAZIONALE rafforzando la filiera.

Non siamo autosufficienti per mais, sementi, grano, proteine vegetali.

Tutto il sistema agricolo va rinnovato dal punto di vista dei SERVIZI INFORMATICI.

Ho sottolineato nella mia interrogazione in Aula (16 aprile ) il tema della difficoltà di reperimento di mano d’opera e delle garanzie necessarie da assicurare a questi lavoratori. (Caporalato e sfruttamento, regolarizzazione)

Ma altrettanto non trascurabile è la carenza di competenze per essere in grado di tenere l’evoluzione tecnologica che sta caratterizzando questo comparto.

Il grande ricorso a internet ha già modificato le interazioni umane e per non farsi trovare impreparati occorre vincere le forme del DIGITAL DIVIDE anche in quelle aree rurali remote dove trovano habitat naturale molte delle nostre aziende agricole.

Va rinnovato tutto il sistema agricolo e agro alimentare dal punto di vista dei servizi informatici.

INNOVAZIONE, RICERCA, COMPETITIVITÀ e SOSTENIBILITÀ.

L’agricoltura è il presidio del territorio. Pensare di condurla in modo più sostenibile ed accettabile per garantire anche un ambiente più sano mi pare indispensabile.

Serviranno risorse economiche e di ‘pensiero’.

In questo ci potrà aiutare anche un ripensamento della POLITICA AGRICOLA EUROPEA.

Le risorse non bastano.